Piangi sotto il vento che trascina via le lacrime e vorresti che anche la tristezza con un soffio volesse via. Restano gli occhi che bruciano e bruciano.
mercoledì 5 novembre 2014
giovedì 2 ottobre 2014
#Racconto 11 - Will e Jack
Due amici, Will e Jack, fanno una passeggiata per la città. Arrivati in una delle grandi piazze si accorgono che è stato installato un nuovo monumento dalla forma bizzarra.
Stupiti e divertiti i due cominciano a domandarsi a chi sarà dedicato, chi ne sarà l'autore, cosa potrà rappresentare... I due continuano a ridere immaginando le somiglianze più strane! Ciò almeno fino a quando Will non domanda: "ma... Secondo te, quanto sarà alto?"
Jack si tocca la punta del naso e risponde: "mah, non so... Secondo te?"
Will si tocca il mento e risponde: "una paio di mentri come minimo!"
E Jack sgomento si tocca la punta del naso ed esclama: "ma no Will! Sarà un metro e settanta al massimo!"
Will è sconcertato! "Ma Jack... È impossibile!"
I due battibeccano per un po' ma poi a Will viene una grande idea: tira fuori un grande metro e dice: "vediamo!".
Will misura il monumento con accuratezza, si tocca il mento e sentenzia: "due metri e dieci centimetri!", facendo un sorriso trionfante.
Ma Jack non ci sta. Si tocca la punta del naso e dice: "hai misurato male! So io il modo migliore!"
Jack sale tre rampe di un palazzo con il metro in mano, poi si ferma ad una finestra, poggia il metro sul vetro e dice: "ecco! Un metro e sessantacinque!"
Will strabuzza gli occhi! "Jack - urla- ma cosa dici? Fai sul serio?"
Jack sostiene fermamente che la sua misurazione è stata più accurata e i due cominciano a discutere.
"La verità è che non accetti il fatto che guardare le cose con distacco aiuta a considerarle nel loro complesso!", sostiene Jack.
Will cerca di ribattere "ma le misure non si possono prendere la lontano!",
"E chi lo dice?"
"la prospettiva, Jack!"
"Ma non le ho prese da lontano!"
"ma non ti rendi conto che hai salito tre piani per poter fare la tua misurazione?"
Jack a quel punto esce di senno e comincia a dare del degenerato all'amico che, sconvolto, decide di andare via. "Come vuoi tu, Jack!", gli grida girando le spalle.
Povero Will e povero Jack.
domenica 14 settembre 2014
Il Meglio
Penso a quanto sia difficile percorrere il cammino della vita essendo sempre fedeli a se stessi, in modo da guardarsi, un giorno, e dire: ogni passo della mia vita mi ha diretto qui, dove volevo arrivare e laddove avevo sbagliato direzione, ho corretto il tiro. È difficile fare in modo che ogni ambito della propria esistenza sia collegato ad una scelta che sia quella della vita, per evitare di dire: ho speso tanto tempo della mia vita in qualcosa che non ero io, che non era per me. Pensiamo ad una relazione sbagliata e logorante, ad anni universitari che vanno, mentre, forse, un'altra scelta ci avrebbe fatto perdere meno tempo e ci avrebbe soddisfatti di più, oppure pensiamo agli sforzi per mantenere amicizie, rapporti, inutili, che non ci lasciano assolutamente nulla.
È difficile pensare alla propria vita come la si vorrebbe e alla propria vita com'è... E restarne comunque felici, sentirla comunque propria e non imposta da errori o da situzioni contingenti.
A questi tormenti, a questi pensieri ingarbugliati e complessi, rispondo ogni giorno contrapponendogli, invece, un semplice pensiero, lineare e rassicurante: prendere il meglio da ogni passo, anche imposto, della nostra esistenza. Coraggio, accettare la vita come viene e "farne un capolavoro", come esortava a fare Karol Wojtyla.
Tutti possiamo sentirci portati per una vita migliore... Ma quale vita? Una che non è la nostra, che non è qui, che non ci porta, che non ci appartiene, anche se migliore. Sognare è inutile, fare è decisamente meglio.
Correggere il tiro dove si può, ma dove non è possibile, credere, fermamente, fortemente, che ciò che è venuto è stato il meglio. Perchè ne farò il Meglio.
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